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MOHÀBBAT (Sull’Iran) studio 1
INC | INNPROGRESS COLLECTIVE [IT]
prima nazionale
Brancaccino open-air / Chapiteau
Durata | 50′
Regia e Coreografia | Afshin Varjavandi
Drammaturgia | Afshin Varjavandi
Musiche | Francesco Fiorucci Chiskee – Dromo Studio, Nicola Fumo Frattegiani
Interpreti | Alessandro Marconcini, Jenny Mattaioli, Chiara Morelli, Elia Pangaro
Scenografia | Afshin Varjavandi
Costumi | Afshin Varjavandi, Sara Lanzi
Management | Ivano Gorgoni
Assistente alla produzione | Cosimo Guarini
Direzione generale | Ivano Gorgoni
Produzione | Eufonia soc. coop., Astràgali Teatro, LaMaMa Umbria • LaMaMa experimental theater New York con il contributo di CentroDanza spazio performativo Perugia
Contributi fotografici della pagina | P. Panfili

sinossi
MOHÁBBAT è una parola persiana che significa “affetto, cura” e che Afshin Varjavandi identifica come fulcro della cultura da cui proviene, quella persiana.
In Iran ed altrove nel mondo vengono da decenni istituzionalmente proibiti credi, diritti di espressione, di uguaglianza di genere, il progresso, l’emancipazione.
Qual prezzo si paga quando si abbandona la propria terra di origine? Cosa si prova nell’iniziare un viaggio senza ritorno?
MOHÁBBAT è un racconto libero e senza una cronologia definita, una sorta di ‘flusso di coscienza’, di brain-storming, che si avvale di ricordi personali, episodi, telefonate familiari tra parenti distanti, mescolati a molteplici immagini e riferimenti drammaturgici: gli scatti fotografici di Gianni Berengo Gardin, i dolci versi in stile ‘haiku’ del regista persiano Kiarostami,quelli del poeta persiano Sohrāb Sepehri.
I danzatori costruiscono in una danza eclettica, mista, fusione di gesto contemporaneo, movement research e tecnica urban, uno spazio sacro immaginario, una fortezza, o un rifugio, dove non esiste alcun tipo di prevaricazione e di crudeltà e nel quale, con affetto, invitano il pubblico ad “entrare”.
inc | innprogress collective
Afshin Varjavandi: coreografo, danzatore, formatore, fonda INC | innprogress collective e danza nella DaCru Dance Company. Ha vinto premi coreografici, danzato e portato le sue coreografie in giro per il mondo. Un incrocio tra danza urbana e movement research contemporaneo, innovativo e fortemente influenzato dalla passione per l’arte figurativa.








